Si è concluso con una grande partecipazione l’appuntamento di Bologna dello scorso 15 aprile, interamente dedicato all’Intelligenza Artificiale nel Terzo Settore. Con oltre 150 professionisti in sala, l’evento promosso da Fondazione AIFR ha confermato un dato ormai evidente: l’IA non rappresenta più una sperimentazione, ma uno strumento concreto e già presente nel lavoro quotidiano delle organizzazioni.

Una giornata intensa, fatta di analisi, strumenti pratici e visioni strategiche, che ha restituito l’immagine di un settore pronto ad affrontare l’innovazione con pragmatismo e responsabilità.

Formazione: una priorità non più rimandabile

Se da un lato l’adozione dell’IA cresce rapidamente, dall’altro emerge con forza una mancanza di competenze che il Terzo Settore è chiamato a colmare.

I dati della ricerca AI for Social Change presentata da Chiara Flores d’Arcais di SocialTechno raccontano una realtà in forte evoluzione: l’IA è già utilizzata principalmente per marketing e comunicazione (59%), ma il 76,2% delle Organizzazioni Non Profit segnala carenze di competenze interne e il 74,8% dichiara di non sapere ancora come garantire la sicurezza dei dati.

La sfida è dunque prima di tutto culturale: senza un investimento nella formazione, il rischio è di non riuscire a sfruttare il potenziale degli strumenti di IA in modo consapevole.

La rivoluzione è qui: cambia la comunicazione non profit

Come evidenziato da Giorgio Taverniti, non stiamo vivendo solo una rivoluzione tecnologica, ma un cambio di paradigma nel modo in cui pensiamo e comunichiamo.

Tra i temi centrali emersi durante il suo intervento, c’è il cambiamento radicale nel modo di comunicare nel digitale. Nell’era dell’IA non basta più essere presenti online: è necessario essere rilevanti nel contesto. Le ONP sono chiamate a superare una comunicazione autoreferenziale per diventare fonti autorevoli, capaci di offrire risposte utili, chiare e realmente orientate ai bisogni delle persone. L’IA premierà chi aiuta davvero a capire un problema e a orientarsi.

Un passaggio che impone una revisione profonda dei contenuti e delle strategie digitali del Non Profit.

Il ruolo delle policy

Se l’IA entra nel lavoro quotidiano delle ONP, definire regole e confini diventa una priorità per proteggerne l’impatto umano. Durante l’evento, Mattia Dell’Era e Giuseppe Aceto hanno raccontato il percorso che ha portato Dynamo Camp a dotarsi di una policy interna per l’utilizzo responsabile e consapevole dell’IA.

Dalla mappatura degli usi spontanei all’interno del team all’analisi dei rischi, fino alla definizione di linee guida operative, emerge con chiarezza come dotarsi di regole non rappresenti un vincolo, ma uno strumento strategico per orientare l’identità dell’ONP nell’utilizzo dell’IA, senza compromettere fiducia, missione e cura delle persone.

La policy, infatti, non si limita a stabilire ciò che è consentito o vietato, ma definisce chi l’organizzazione sceglie di essere nell’adozione dell’IA. I principi guida individuati (trasparenza, tutela dei dati sensibili, supervisione umana e sicurezza) convergono in un elemento trasversale: la centralità della persona.

Dai chatbot agli agenti: l’evoluzione degli strumenti

“In poco più di due anni abbiamo assistito a un’evoluzione straordinaria”, ha sottolineato il Presidente di Fondazione AIFR, oltre che CEO di myDonor SB e MetaToken, Marco Cecchini. “Siamo passati dai chatbot agli agenti di intelligenza artificiale: non più semplici strumenti di supporto, ma veri e propri ‘colleghi digitali’ in grado di entrare nei processi operativi delle organizzazioni”.

Nel suo intervento, Cecchini ha evidenziato il potenziale dell’IA Agentica nel cuore del fundraising: sistemi capaci di integrarsi nei flussi di lavoro, supportando in modo continuativo attività come la acquisizione e gestione delle donazioni, la comunicazione con i donatori nella fase dei ringraziamenti (e non solo) e l’analisi dei dati per la reportistica e futura strategia. Il risultato è un cambio di passo concreto: meno tempo sulle attività operative, più spazio per la relazione e la strategia.

A rafforzare questa visione, l’intervento di Donato Paolo Bovi ha portato un caso concreto dal non profit, mostrando come l’IA agentica possa intervenire su attività quotidiane ad alto impatto operativo. Partendo dalla gestione dei ringraziamenti post campagna è emerso come un agente possa generare comunicazioni su misura in pochi minuti, superando logiche di copia-incolla, alleggerendo il carico manuale e mantenendo qualità e personalizzazione.

Il valore di questa evoluzione non risiede nella sostituzione dell’apporto umano, ma nella possibilità di automatizzare attività ripetitive, liberando tempo prezioso da dedicare alla strategia, alla progettazione e alla cura delle relazioni. Una trasformazione che apre nuove opportunità, ma che richiede competenze, metodo e una supervisione costante.

La tecnologia deve amplificare e potenziare il lavoro umano, non sostituirlo.

Lateral AI: un approccio concreto per risolvere problemi reali

Accanto a questa evoluzione, l’intervento di Alberto Almagioni ha introdotto il concetto di “Lateral AI”, proponendo una prospettiva operativa e concreta: non un’IA intesa come sistema centralizzato o “pilota automatico”, ma come insieme di strumenti capaci di migliorare ciò che già esiste.

L’attenzione si è concentrata in particolare sulla qualità dei dati, asset fondamentale per il non profit ma spesso fragile e poco valorizzato. Attraverso micro-automazioni e interventi mirati (dalla pulizia dati CRM alla normalizzazione e deduplicazione fino all’arricchimento e controlli) l’IA può tradursi in script, routine e controlli semplici, verificabili e documentabili, senza la necessità di esternalizzare dati sensibili.

Un approccio pragmatico che rende i processi più affidabili e le decisioni più consapevoli, con un obiettivo chiaro: non semplicemente fare più velocemente, ma liberare attenzione da attività ripetitive per dedicarla alla comprensione delle persone che sostengono la causa dell’ONP e alla qualità delle relazioni.

Human in the loop: la centralità della persona

In tutto questo scenario, il ruolo delle persone resta centrale. L’IA non è una scorciatoia, ma uno strumento che riflette la qualità del pensiero di chi la utilizza. Chi guida è sempre l’umano.

Il principio del human in the loop si conferma quindi fondamentale: senza competenze, spirito critico e capacità di indirizzo, anche la tecnologia più avanzata perde efficacia.

Un segnale chiaro per tutto il Terzo Settore

La crescita della partecipazione ai nostri eventi, dai 70 presenti al primo appuntamento di Bologna nel 2024 agli oltre 150 di quest’anno, è un segnale evidente di un interesse sempre più forte e diffuso nel Terzo Settore”, ha sottolineato Marco Parisini, Vice Presidente di Fondazione AIFR “C’è una domanda e un bisogno reale di confronto, strumenti e formazione. Come Fondazione, sentiamo la responsabilità di arricchire questo percorso, favorendo la condivisione di competenze e la costruzione di valore per tutto il settore.”

L’evento ha rappresentato anche un importante momento di networking tra operatori di Terzo Settore provenienti da tutta Italia, confermando la volontà del settore di affrontare insieme le sfide del presente.

Fondazione AIFR ringrazia tutti i relatori per la generosità e la qualità dei contributi e i partner myDonor Società Benefit e ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser per il supporto.

Il successo dell’appuntamento di Bologna rafforza l’impegno della Fondazione AIFR nel promuovere momenti di formazione e confronto, con l’obiettivo di accompagnare il Terzo Settore nello sviluppo di competenze sempre più necessarie per affrontare il cambiamento in atto.

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